Il micronido o nido-famiglia è un’ottima alternativa agli asili comunali e privati del proprio comune.

Ok, l’asilo è (quello) giusto!

Asilo nido o giardino di infanziaPubblico o privato che sia, l’asilo nido accoglie bimbi che non hanno ancora compiuto i 3 anni, a partire da età diverse, in certo casi addirittura dai 3 mesi. Una micro-comunità che rappresenta, per il bimbo, il primo, vero momento sociale nella vita. E che presenta vantaggi e svantaggi.

Si tratta di un’istituzione ancora piuttosto giovane in Italia, ispirata alle ‘tagesmutter’ trentine, le cosiddette ‘mamme di giorno’ che, come nei Paesi nordici, accolgono i più piccini (di età inferiore a 3 anni) nella propria casa, per accudirli mentre mamma e papà lavorano. In pratica, al posto dell’educatrice di riferimento, c’è una mamma, che mette a disposizione dei giovanissimi ‘ospiti’ la propria esperienza, il proprio tempo e il proprio… appartamento! A garantire per il benessere e la crescita armoniosa dei piccoli è la legislazione estremamente scrupolosa che regolamenta l’apertura di questi spazi. Una scelta che presenta dei vantaggi e degli svantaggi.

I vantaggi

• Il costo può essere notevolmente inferiore a quello di una baby-sitter a domicilio. Alcuni comuni stanziano fondi per sostenere l’iniziativa.
• Si offre al piccolo la possibilità di ricevere nuovi stimoli.
• Inoltre, rispetto al nido, i bambini, essendo pochi, possono seguire più facilmente i propri ritmi individuali.
• In genere c’è una buona elasticità di orario, anche se alcuni comuni limitano l’apertura dei micro-nidi a 5 ore al giorno.

Gli svantaggi

• È necessario portare il bambino e andare a prenderlo.
• C’è il rischio che si trasmettano malattie infettive e che si debbano perdere delle giornate lavorative per prendersi cura del piccolo malato.
• La persona cui è affidato il bambino può mancare di una preparazione professionale o vi possono essere contrasti sui suoi metodi educativi.
• Gli spazi di solito sono ristretti e potrebbero risultare insufficienti quando i piccoli superano l’anno.

 

I vantaggi

– Il bebè è inserito in una struttura che ha lo scopo di coinvolgerlo in giochi, attività, programmi ed esercizi che favoriscono uno sviluppo armonico e completo.
– Ha la possibilità di ricevere nuovi stimoli incontrando altri bimbi.
– Le puericultrici sono in possesso di un diploma e, rispetto alle baby-sitter, in genere sono più qualificate e hanno una maggiore esperienza.
– Non si corre il rischio di non sapere a chi affidare il piccolo perché la baby-sitter non è arrivata o è malata.

Gli svantaggi

– Se il numero di bambini è molto alto si corre il rischio che non ricevano tutte le attenzioni di cui hanno bisogno.
– In alcuni casi le assistenti possono essere demotivate.
– È più facile che il piccolo contragga malattie.
– Gli orari di apertura e di chiusura sono rigidi. È quindi necessario adattare gli orari lavorativi a quelli dell’asilo o poter contare su una persona che copra le ore in cui non si è presenti.

Come sceglierlo

Scegliere una struttura che soddisfi le esigenze del bimbo e, assieme, dei genitori è importante: mamma e papà sapranno che, mentre sono al lavoro, il loro piccolo è in mani sicure. E ne saranno certamente rassicurati. Al di là del rapporto di fiducia che si viene a creare con la educatrici, poi, ci sono altri aspetti da valutare. Banalmente, il ‘trauma’ che deriverebbe al bimbo qualora fosse necessario cambiare asilo. Per questo la scelta del nido deve essere ben ponderata. Ecco i principali aspetti da valutare.

Il personale: 1 a 6 è il rapporto medio tra educatrici e assistenti e bambini (in base alla frequenza massima e non al numero degli iscritti), come stabilito dal contratto di lavoro dei dipendenti degli enti locali. A seconda delle attività e dell’età dei bambini, si può variare da 1 a 5 fino a 1 a 8 (per esempio nelle ore di riposo pomeridiano con bambini più grandi). Per l’equilibrio del bambino è importante stabilire relazioni stabili e durature con le educatrici. Verificate se le eventuali sostituzioni sono gestite con un’adeguata preparazione del bambino al distacco.

La ricettività: i nidi accolgono, in media, tra i 40 e i 70 bimbi, facendo distinzione tra numero di iscritti e frequentanti veri e propri. Se per esempio gli iscritti sono 60, bisogna calcolare che i presenti saranno, in genere, al massimo 50. In linea di massima sono da preferire le strutture di dimensioni medie, quelle che accolgono fra i 30 e i 45 piccoli, perché in questo caso il gruppo delle educatrici è abbastanza ampio e sono possibili sostituzioni interne. A volte i nidi grandi sono più difficili da gestire in modo personalizzato e quelli molto piccoli rischiano di non avere abbastanza fondi per sostituzioni di personale, acquisti e giochi e attrezzature. Ma non è una regola assoluta.

Lo spazio: ogni nido è articolato in spazi per le cosiddette routine (per esempio la pappa o il riposo pomeridiano) e spazi per le attività. Lo spazio deve essere ben curato, sufficiente e non dispersivo, cioè né troppo pieno né troppo vuoto per poter contenere e rassicurare il bambino. Inoltre questi deve poterlo riconoscere in base a ciò che vi si fa al suo interno. A tale scopo, non sempre è necessario che vi siano spazi distinti: la stessa stanza può essere usata in modi differenti a patto che si ricorra a piccoli stratagemmi che diversifichino le varie occupazioni della giornata. Quel che invece non dovrebbe mai mancare è un laboratorio riservato alle attività creative vere e proprie.

Gli arredi, i materiali e i giochi: al di là del rispetto della sicurezza, gli arredi dovrebbero essere accoglienti e rassicuranti al fine di evitare ogni eccesso di stimoli. Il tipo di arredamento va osservato con cura perché, come in una casa, dà un’idea di chi lo ha pensato. L’ambiente di un nido dovrebbe riuscire a stimolare la curiosità in un’atmosfera tranquilla. Attrezzature come scivoli e tricicli dovrebbero stare all’aperto.

L’inserimento: importantissimo, deve essere personalizzato. In pratica, dopo un periodo iniziale uguale per tutti, dovrebbe seguire un andamento adeguato alle risposte del bimbo e alle sue reazioni.

Le attività: un buon nido si giudica prima di tutto dalla qualità delle attività quotidiane più che da quelle extra, come per esempio la musica o la lingua straniera. Quel che conta è la base: il tempo dedicato al libro, al gioco libero, al gioco simbolico e ad attività grafiche, cioè le occasioni offerte alla curiosità del bambino. Le attività in più devono essere integrate nelle altre e non proposte come lezioni.

La partecipazione dei genitori: nelle decisioni importanti i genitori devono sempre essere coinvolti, a partire dai primi contatti e senza dimenticare l’inserimento e le riunioni periodiche. Dovrebbe essere sempre possibile chiedere un colloquio individuale con le educatrici e avere incontri periodici con il personale e gli altri genitori. Un altro elemento importante da verificare è che vi sia uno spazio per una comunicazione chiara ed esauriente appesa alle pareti, che illustri le attività, il menu quotidiano e così via.

La mensa: i genitori devono essere informati su quel che si mangia, la dieta dev’essere stabilita da esperti e deve poter essere modificata in base a eventuali esigenze particolari del bambino.

Gli spazi esterni: in genere il nido è obbligato per legge ad avere uno spazio esterno, tranne che in casi particolari, come le strutture che si trovano nei centri storici. In genere il giardino deve essere almeno equivalente allo spazio interno. Lo spazio verde deve essere sicuro, consentire l’esplorazione, proporre alcune attrezzature. Bisogna però accertarsi che venga usato e che sia facilmente accessibile.

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